IL 150° ANNIVERSARIO DELL'UNITÀ D'ITALIA DEL 2011
PROTAGONISTA DELL'AREA TTG FORUM

a cura di Paola Tournour Viron
INTERVISTA A PAOLO VERRI, DIRETTORE DEL COMITATO ITALIA 150.
“Italy is back” è la grande sfida annunciata dal convegno dedicato al nostro Paese in programma a Rimini Fiera il 24 e 25 ottobre in occasione di TTG Incontri. Una scommessa che l'Italia si prepara a giocare con l'obiettivo di riconquistare il podio delle destinazioni turistiche mondiali. E lo farà presentandosi alla ribalta della scena internazionale sostenuta dai grandi eventi che nel prossimo decennio si succederanno sul territorio: il 150enario dell'Unità d'Italia nel 2011, l'Expo di Milano nel 2015 e infine il 2019, anno in cui la Penisola vanterà una città capitale europea della cultura. Tutto questo sarà però sufficiente a dare nuovo smalto all'immagine del Paese?
“Le opportunità di sviluppo offerte dai grandi eventi sono ormai accertate e documentate, come dimostrano anche le recenti statistiche pubblicate dall'OECD, l'Organizzazione per la cooperazione economica e lo sviluppo”, spiega Paolo Verri, coordinatore del Progetto Italia 150, main sponsor dell'Area TTG Forum 2008.
A lui abbiamo chiesto qualche anticipazione sulle celebrazioni che a partire da marzo 2011 riporteranno Torino e il Piemonte sotto i riflettori di tutto il mondo, insieme a molte altre città della Penisola. “Il sostegno del Governo al Comitato Italia 150 ha fatto sì che potessimo allagare il nostro raggio d'azione al territorio nazionale, riconfermando così la centralità della regione e del suo capoluogo nell'ambito del sistema Italia”, spiega Verri.
Che cosa vi aspettate, in particolare, da questo evento?
Intanto ci aiuterà a colmare il gap lasciato dalle Olimpiadi, che sono state un appuntamento importante ma percepito da molti come elitario. Gli eventi e le mostre organizzati per il 2011 avranno invece un taglio decisamente più popolare e alla portata di un pubblico vastissimo.
Per esempio?
Il nostro è un target estremamente eterogeneo, fatto di cittadini italiani di tutte le età ma anche di stranieri che hanno scelto di vivere nel nostro Paese, italiani che invece abitano lontano e, più in generale, tutti gli appassionati della nostra lingua e della nostra cultura. Indicativamente 150 milioni di persone che nel mondo hanno a che fare con l'Italia.
Una grande operazione di immagine ma anche un grosso impegno organizzativo.
Certamente. Basti pensare che per la sola promozione il Comitato ha messo in conto un investimento di 15-18 milioni di euro. Riguardo l'organizzazione dei pacchetti, stiamo lavorando a due proposte. Un pacchetto andrà a inglobare cinque grandi mostre e una ventina di eventi collegati, mentre una serie di pacchetti paralleli integrerà l'offerta proponendo la partecipazione agli eventi e la visita ai musei cittadini o ad altri monumenti di interesse.
C'è in tutto questo anche un obiettivo di lungo periodo?
Sì. Quello a cui puntiamo è il prolungamento del periodo di permanenza in città da parte dei turisti. Adesso siamo grosso modo a quota 1,7 pernottamenti, che sono decisamente pochi per cogliere l'atmosfera di Torino e per godere appieno delle sue bellezze. Accrescendo la conoscenza della città, puntiamo ad incrementarne l'appeal e a raggiungere un minimo stabile di due pernottamenti.
Oltre a presenziare il Convegno Italy is Back, il Comitato Italia 150 sarà presente a TTG Incontri con due seminari. Su cosa punterete l'attenzione?
Porremo l'accento sul nostro sito web, che grazie all'accordo con il Governo è ora diventato un contenitore di notizie sul 150enario provenienti da tutta Italia. Daremo anche consigli molto pratici per gli operatori presenti in fiera, come quelli riguardanti il nostro sistema di e-ticketing evoluto. Grazie ad esso si potranno prenotare e pagare con un'unica smart card i biglietti per gli eventi, i servizi di trasporto e parcheggio e anche gli ingressi ai musei.
E una volta chiuso il sipario su Italia 150?
Alla fine di questa avventura ci aspettiamo di avere incrementato la visibilità già molto forte della regione e di Torino. Ma guardiamo anche oltre, al 2015, aspettandoci un interscambio con Milano, con cui condividiamo punti di eccellenza quali il design, la storia industriale e una ferrovia che ci unisce ormai in soli quarantacinque minuti.
Nessun campanilismo allora?
Non possiamo più permetterci di agire in nome di una città o di una singola regione. Semmai dobbiamo imparare a pensare al nostro Paese come a una regione d'Europa e comunque a un territorio unico e davvero unito. D'altra parte, non stiamo forse celebrando l'Unità d'Italia?
INTERVISTA A GIUSEPPE RULLI E MARIA ALESSANDRA POLIMENO, ESPERTI IN TURISMO SOCIALE
L'Italia conterebbe circa 500mila turisti domestici in più se fosse meglio attrezzata per gestire i viaggiatori con disabilità. E probabilmente sarebbe in grado di accogliere anche molti più turisti stranieri. Il dato emerge dallo studio che Giuseppe Rulli e Maria Alessandra Polimeno hanno condotto a completamento del loro ultimo volume su “Turismo Sociale - Orientamenti per la cooperazione dei servizi socio-sanitari e lo sviluppo del turismo sociale”. Sono infatti molte le persone che desidererebbero concedersi una vacanza ma che non trovano accoglienza e servizi idonei ad esigenze specifiche di accompagnamento, sistemazione alberghiera e assistenza sanitaria. Le ultime stime europee parlano di oltre 35 milioni di potenziali utenti fra portatori di disabilità, anziani e persone con difficoltà di movimento. Una fetta consistente di mercato, dunque, ancora tutta da esplorare e che sarà terreno di conquista di quegli operatori che per primi si attrezzeranno per gestirla. Non soltanto in termini di infrastrutture ma anche di comunicazione.
“Sicuramente per un operatore del turismo è oggi sempre più importante conoscere le principali problematiche comportamentali che contraddistinguono il viaggiatore con disabilità mentali, motorie, dell'udito e della vista. Per ciascuna di queste problematiche bisogna infatti attivare strategie di comunicazione diverse, che possono favorire fortemente la fidelizzazione del cliente e dei suoi accompagnatori”, spiega Rulli, che a TTG Incontri terrà un laboratorio di comunicazione per la clientela con disabilità.
Quali sono i segreti per gestire questo tipo di utenza?
Rulli: L'aspetto fondamentale che metteremo in evidenza nel nostro seminario sarà quello di far sentire i clienti disabili uguali a tutti gli altri. Lo si deve fare non soltanto procurando loro l'assistenza di base ma anche una serie di plus indispensabili per farli sentire veramente a loro agio. Ad esempio, le informazioni sui servizi offerti devono essere molto dettagliate: da quelle sui parcheggi all'ubicazione di tutti gli spazi funzionali, ai percorsi interni ed esterni fino alla disponibilità di attrezzature specifiche.
Questo per le strutture ricettive. E per i tour operator?
Polimeno: Anche in questo caso ci sono accorgimenti tecnici specifici. E' importante, per esempio, predisporre pacchetti personalizzati, ma ancora prima di attivarsi su questo fronte è indispensabile acquisire una specifica documentazione preventiva, procedere alla presa in carico di eventuali servizi e personale sanitario e altro ancora.
Nel vostro libro avete tracciato una mappa dell'offerta turistica italiana per le persone diversamente abili. Che impressione ne avete tratto?
Polimeno: Bisogna fare una distinzione. Sul piano dei requisiti strutturali l'offerta appare adeguata un po' su tutto il territorio nazionale, perché la maggioranza delle strutture ricettive e ristorative presenta i requisiti minimi di accessibilità. Sul piano della qualità non si può però dire altrettanto. L'Italia che abbiamo fotografato risulta divisa in tre, con un Nord molto sviluppato sia in termini di iniziative che di servizi e strutture; un centro meno evoluto, con Toscana, Umbria e una parte del Lazio in posizione avanzata e infine il Sud, con un'offerta piuttosto debole in termini di informazioni e iniziative e alcune strutture accessibili molto bene organizzate ma situate in località raggiungibili con difficoltà.
C'è quindi ancora molto da fare…
Sicuramente, ma ne vale la pena se si considera che i disabili italiani che viaggiano sono ad oggi quasi un milione; un numero già interessante ma che potrebbe crescere ancora di molto se ci fosse maggiore formazione e specializzazione sul segmento.

INTERVISTA A MARCO CAMISANI CALZOLARI, PRESIDENTE SPEAKAGE ED ESPERTO DI MARKETING E COMUNICAZIONE NUOVO WEB ED A FRANCO GIACOMAZZI, DOCENTE POLITECNICO DI MILANO, PRESIDENTE ASSOCIAZIONE ITALIANA MARKETING ED ESPERTO DI NUOVO WEB
Hanno dedicato il loro ultimo libro all'Impresa 4.0, proponendosi la missione di aiutare le aziende a mettere ordine nel grande magma del new web. Un compito arduo, che hanno condiviso mandando alle stampe per Financial Times un corposo volume dedicato al nuovo modello gestionale fondato sul marketing e la comunicazione digitale a 4 direzioni.
Quali sono queste quattro direzioni?
Camisani Calzolari - Corrispondono agli ambiti in cui si manifesta la relazione comunicativa aziendale: con il mercato, con gli stakeholder, tra i collaboratori e l'impresa, e poi all'esterno dell'impresa stessa. Da qui derivano le quattro direzioni: dentro-fuori, dentro-dentro, fuori-fuori e fuori-dentro.
In quali delle quattro direzioni da voi individuate possono intervenire i nuovi strumenti tecnologici e in quale direzione sono oggi meno correttamente sfruttati?
Giacomazzi – Intanto è importante precisare che gli strumenti tradizionali non vanno aboliti, perché conservano ancora la loro validità. Certamente, i nuovi tools hanno grandi potenzialità perché consentono di raggiungere il target con modalità differenti.
Camisani-Calzolari - Rispetto alle direzioni più e meno sfruttate al momento, non c'è dubbio che oggi la direzione 'dentro-fuori' sia la più frequentata, anche perché comprende la maggior parte degli strumenti utilizzati per la comunicazione esterna tradizionale.
Nell'ambito 'dentro-dentro' vengono invece ancora ampiamente utilizzati gli abituali strumenti, come il telefono, il fax e l'e-mail, che però potrebbero incrementare sensibilmente la loro efficienza se appropriatamente affiancati dai nuovi tools offerti dal web.
Ad esempio?
Camisani-Calzolari - Penso ai più innovativi, come i sistemi di document sharing, che permettono la collaborazione on-line, a distanza di spazio o di tempo, sugli stessi documenti.
Pur parlando di innovazione, nel vostro libro consigliate però alle aziende di non piegarsi troppo alle mode dettate dalla tecnologia…
Giacomazzi – In effetti ci sono strumenti molto in voga, come Second Life o i blog, che però non sono necessariamente adatti ad ogni scenario. A volte potrebbe essere più utile attivare una piattaforma di bookmark sharing oppure rafforzare il market sensing attraverso strumenti come Google Alert.
Come può essere sfruttato dalle aziende del turismo il vostro modello comunicativo a 4 direzioni?
Camisani-Calzolari - Le direzioni 'fuori-fuori' e 'fuori-dentro' sono quelle forse più interessanti per gli operatori, poiché permettono di riconoscere, comprendere e intervenire su quanto i consumatori si scambiano a proposito dei prodotti turistici. Sono strumenti che opportunamente associati possono aiutare in modo molto concreto le aziende a comprendere meglio il mercato.